PAOLA MARANGON

Via O. Alessandrini, 80
31059 Zero Branco (TV)
 

0422/34.50.81
 
 
 
   
 

 

PAOLA MARANGON nata a Treviso nel 1956, vive e opera a S.Alberto di Zero Branco (TV)

autodidatta ha all’attivo numerose mostre tra cui: Treviso, Udine, Vicenza, Padova, Venezia, Lucca, Roma.

Sulla sua opera hanno scritto su quotidiani e riviste: S. Bolzan, O. Campigli, V. Cracas, D. Guerra, V. Magno, R. Nesi, G. Niero, L. Pianca, P. Rizzi, O. Stefani.

Giudizi critici:

«…una luce chiara avvolge i volumi di una natura silenziosa; oltre il tempo nello spazio misterioso dell’arte essa vive una seconda vita e i colori si accordano con i bianchi splendenti: fiori, frutti, vasi, bottiglie diventano poetiche figure umane, parlano tra loro...

…le distese dei campi e case innevate; il verde tenero delle primavere, il colore della luce estiva e il giallo dorato dell’autunno». (Ottorino Stefani)

«…dolcezza di toni, armonia costruttiva, freschezza di tocco unita ad una lucida compostezza formale. Questi i dati che emergono immediatamente nella sua arte che interpreta finemente le suggestioni della natura con il rigore della forma e allo stesso tempo con l’entusiasmante esperienza istintuale del colore. Questo felice connubio viene condotto con coerenza attraverso l’interpretazione dei temi visti e amati rivisitati con un animo che esalta la bellezza del soggetto». (Gabriella Niero)

«…con il suadente gioco delle luci che “accendono e smorzano” le volute tonalità delle ricercate ed amalgamate mescole cromatiche, Paola Marangon “accorda” la dolcezza stemperata in una armonica e naturale composizione con il rigore della forma nelle distese campiture sia nella rappresentazione dei verdi campi, delle innevate case, degli usati oggetti,della rigogliosa o deperita frutta, delle cose di ogni giorno; di esse riesce ad evidenziare gli aspetti che comunicano la malia per i suscitati ricordi, per gli inespressi desideri, per le assonanze fantastiche od oniriche.

I colori dei fondi ne stagliano i primi piani e conferiscono rilievi plastici che fanno emergere, in quanto rappresentato, illusorie volumetrie rese quasi palpabili.

E’ la sua una sinfonia tonale che per l’esperienza maturata riesce a trasmettere ed a far percepire una crescente montata di pulsanti emozioni: sono quelle che permettono alla fruizione di far intravedere l’inconsueta vitalità delle sue “nature morte”». (Vito Cracas)