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PAOLA MARANGON
nata a Treviso nel 1956, vive e opera a S.Alberto di Zero
Branco (TV) |
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autodidatta ha all’attivo numerose
mostre tra cui: Treviso, Udine, Vicenza, Padova, Venezia,
Lucca, Roma. |
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Sulla sua opera
hanno scritto su quotidiani e riviste: S. Bolzan, O. Campigli,
V. Cracas, D. Guerra, V. Magno, R. Nesi, G. Niero, L. Pianca,
P. Rizzi, O. Stefani. |
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Giudizi
critici: |
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«…una luce
chiara avvolge i volumi di una natura silenziosa; oltre il
tempo nello spazio misterioso dell’arte essa vive una seconda
vita e i colori si accordano con i bianchi splendenti: fiori,
frutti, vasi, bottiglie diventano poetiche figure umane,
parlano tra loro... |
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…le distese dei
campi e case innevate; il verde tenero delle primavere, il
colore della luce estiva e il giallo dorato dell’autunno».
(Ottorino Stefani) |
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«…dolcezza di
toni, armonia costruttiva, freschezza di tocco unita ad una
lucida compostezza formale. Questi i dati che emergono
immediatamente nella sua arte che interpreta finemente le
suggestioni della natura con il rigore della forma e allo
stesso tempo con l’entusiasmante esperienza istintuale del
colore. Questo felice connubio viene condotto con coerenza
attraverso l’interpretazione dei temi visti e amati rivisitati
con un animo che esalta la bellezza del soggetto». (Gabriella
Niero) |
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«…con il
suadente gioco delle luci che “accendono e smorzano” le volute
tonalità delle ricercate ed amalgamate mescole cromatiche,
Paola Marangon “accorda” la dolcezza stemperata in una
armonica e naturale composizione con il rigore della forma
nelle distese campiture sia nella rappresentazione dei verdi
campi, delle innevate case, degli usati oggetti,della
rigogliosa o deperita frutta, delle cose di ogni giorno; di
esse riesce ad evidenziare gli aspetti che comunicano la malia
per i suscitati ricordi, per gli inespressi desideri, per le
assonanze fantastiche od oniriche. |
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I colori dei
fondi ne stagliano i primi piani e conferiscono rilievi
plastici che fanno emergere, in quanto rappresentato,
illusorie volumetrie rese quasi palpabili. |
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E’ la sua una
sinfonia tonale che per l’esperienza maturata riesce a
trasmettere ed a far percepire una crescente montata di
pulsanti emozioni: sono quelle che permettono alla fruizione
di far intravedere l’inconsueta vitalità delle sue “nature
morte”». (Vito Cracas) |
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