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Secche e perentorie pennellate di nero, pigmenti scabrosi
tirati a fatica sulla tela, occasionali colate di colori
violenti: un quadro di Leonardo Fisco ripropone e compendia
emblematicamente tutte le modalità e gli stilemi della pittura
di gesto. |
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Non sempre Fisco orienta comunque le sue azioni pittoriche sul
formato gigante, elemento quasi ineliminabile della pittura
d'azione, anzi più spesso predilige il piccolo quadro, lì
scarica e condensa la sua energia gestuale a stento trattenuta
come in una scatola chiusa. Il gesto vi appare inibito, quasi
bloccato; non è solo però la cornice ad impedire l'uscita
catartica, gli ostacoli forse più resistenti non sono al di
fuori ma dentro al gesto stesso che sembra talora ricercare un
percorso, intrecciare un ordito, persino geometrico. I neri
che prima parevano scie dell'automatismo più puro, ora
costruiscono griglie, palizzate, incerte ma ben distinguibili:
il gesto, anziché in sé ritrovare la sua libertà, si innalza
una soffocante prigione. Anche i colori, più espansivi e
solari, sono assediati, listati di nero e così ricondotti ad
una sagoma che può indicare un paesaggio, una figura o, come
in certi suoi piccoli schizzi, regressivi emblemi sessuali
che, impudenti, si insinuano fra le trame serrate del segno,
simboli di un eros irriducibile, sempre riemergente dai tabù e
dalle censure. |
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I neri tralicci che imbrigliano le esplosioni di Fisco sono
denuncia, forse, di una libertà negata, ma paradossalmente,
aprono ad una ipotesi costruttiva, principio di un ordine
razionale nel caos altrimenti deflagrante ed inarrestabile. |
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In questa insanabile dicotomia tra spinte implosive ed
esplosive, tra ordine e caos, tra gesto informale e geometrie
costruttive vive la pittura di Fisco: non è ambiguità, ma solo
consapevolezza della contraddittoria problematicità delle
cose. |
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STEFANO PILLON,
Dal Catalogo: artisti a Villa Emo Fanzolo di Verdelago
(Treviso) Marzo 1993 |
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Con un
temperamento fortemente espressivo e rivelatore, Leonardo
Fisco realizza figure umane di sicuro effetto cromatico e
segnico. Le sue immagini realizzate con espressività
determinante, creano un lirismo di altissimo valore pittorico
evidenziando, soprattutto, quella immediatezza realizzatrice
libera da ogni insicurezza e lanciata verso una realtà
figurale dominante. |
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In tal modo
Leonardo Fisco raggiunge l'apice con il colore e, al contrario
di come si esprime Didon, nel suo trattato di "Estetica ed
Arte", il colore qui diventa forma, è prassi, è oggettivazione
del contenuto, dando energia e vita alla significazione
dell'opera. |
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ALBERTO
RAIMONDI, "ARTE Informazione" Bollettino del Centro
Arte Bologna Gennaio 2002 |
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Rainer
Muhiich vede nel mondo figurativo di Leonardo Fisco un
"contrasto benefico al grigio uniforme del nord" e ne coglie
così l'elemento essenziale. Le grandi tele del siciliano non
soltanto splendono e brillano in tutti i colori dello spettro,
ma egli ne accresce addirittura la luminosità facendo cozzare
i colori con tale violenza che le scintille cromatiche
sprizzano sulla tela. Dunque contrasti complementari, un verde
che si scontra con un rosso, un giallo che contrasta con un
violetto, un blu intenso che infiamma un arancione. A questo
si aggiungono i passaggi estremi di chiaro in scuro, di nero
in bianco. Non si può fare di più con il colore. Non meno
impetuoso della forza del colore è il modo con il quale Fisco
pone la sua pennellata. Un modo più propriamente tipico per il
nord. In una parola: espressionismo. E' dunque il sentimento
che guida il pennello di Fisco, non tanto il calcolo, la
riflessione oppure l'anelito alla misura e all'armonia
classica. |
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Nei suoi
lavori del 1995 egli si avvicina all'espressionismo astratto
di un de Kooning. Nelle opere più recenti si fa più oggettivo.
La pennellata diventa abbozzata e ruvida; è facile immaginare
con quale velocità il colore cada sulla tela e prenda
consistenza in luccicanti distese che poca pace consentono
all'occhio dell'osservatore. Soltanto con i suoi motivi Fisco
riconduce nel quadro un senso di pausa e sollievo. E qualche
cosa della tradizione classica mediterranea. Soprattutto nei
nudi femminili, in cui è assolutamente lecito ravvisare una
Venere, una Diana, le Sirene d'Ulisse, Muse e Grazie. Tutte
unite da una monumentalità che sembra forzare i limiti del
quadro e di una plasticità materiale che evidenzia il piacere
del pittore per la forma. Rotondila e curve, energicamente
pulsanti sulla superficie del quadro, si tendono e/o si
compenetrano con tensione: sederi e seni turgidi come i frutti
del sud, le cosce sempre salde e sode, quasi come nelle statue
arcaiche della fecondità. Anche nei lavori di ceramica si
osservano tracce della tradizione classica: sui vasi e sulle
anfore, che Fisco stesso con argilla modella e cuoce, si
muovono in danze festose i cortei delle baccanti, mentre
minotauri a testa di toro inseguono giovani donne in fuga. Il
tutto è rappresentato in una Arcadia che non conosce peccato.
Non c'è dubbio: Erossi chiama il dio che spinge Fisco alla
creazione. |
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WALTER
SPRINGER,
Traduzione: Annunziata De Simone dal catalogo: Sizilien in
Tubingen" "Stadtmuseum Tubingen (Germania) 2001 |
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