Leonardo Fisco

Via delle Sequoie, 31
92019 Sciacca (AG)
 

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Secche e perentorie pennellate di nero, pigmenti scabrosi tirati a fatica sulla tela, occasionali colate di colori violenti: un quadro di Leonardo Fisco ripropone e compendia emblematicamente tutte le modalità e gli stilemi della pittura di gesto.

Non sempre Fisco orienta comunque le sue azioni pittoriche sul formato gigante, elemento quasi ineliminabile della pittura d'azione, anzi più spesso predilige il piccolo quadro, lì scarica e condensa la sua energia gestuale a stento trattenuta come in una scatola chiusa. Il gesto vi appare inibito, quasi bloccato; non è solo però la cornice ad impedire l'uscita catartica, gli ostacoli forse più resistenti non sono al di fuori ma dentro al gesto stesso che sembra talora ricercare un percorso, intrecciare un ordito, persino geometrico. I neri che prima parevano scie dell'automatismo più puro, ora costruiscono griglie, palizzate, incerte ma ben distinguibili: il gesto, anziché in sé ritrovare la sua libertà, si innalza una soffocante prigione. Anche i colori, più espansivi e solari, sono assediati, listati di nero e così ricondotti ad una sagoma che può indicare un paesaggio, una figura o, come in certi suoi piccoli schizzi, regressivi emblemi sessuali che, impudenti, si insinuano fra le trame serrate del segno, simboli di un eros irriducibile, sempre riemergente dai tabù e dalle censure.

I neri tralicci che imbrigliano le esplosioni di Fisco sono denuncia, forse, di una libertà negata, ma paradossalmente, aprono ad una ipotesi costruttiva, principio di un ordine razionale nel caos altrimenti deflagrante ed inarrestabile.

In questa insanabile dicotomia tra spinte implosive ed esplosive, tra ordine e caos, tra gesto informale e geometrie costruttive vive la pittura di Fisco: non è ambiguità, ma solo consapevolezza della contraddittoria problematicità delle cose.

STEFANO PILLON, Dal Catalogo: artisti a Villa Emo Fanzolo di Verdelago (Treviso) Marzo 1993

Con un temperamento fortemente espressivo e rivelatore, Leonardo Fisco realizza figure umane di sicuro effetto cromatico e segnico. Le sue immagini realizzate con espressività determinante, creano un lirismo di altissimo valore pittorico evidenziando, soprattutto, quella immediatezza realizzatrice libera da ogni insicurezza e lanciata verso una realtà figurale dominante.

In tal modo Leonardo Fisco raggiunge l'apice con il colore e, al contrario di come si esprime Didon, nel suo trattato di "Estetica ed Arte", il colore qui diventa forma, è prassi, è oggettivazione del contenuto, dando energia e vita alla significazione dell'opera.

ALBERTO RAIMONDI, "ARTE Informazione" Bollettino del Centro Arte Bologna Gennaio 2002

Rainer Muhiich vede nel mondo figurativo di Leonardo Fisco un "contrasto benefico al grigio uniforme del nord" e ne coglie così l'elemento essenziale. Le grandi tele del siciliano non soltanto splendono e brillano in tutti i colori dello spettro, ma egli ne accresce addirittura la luminosità facendo cozzare i colori con tale violenza che le scintille cromatiche sprizzano sulla tela. Dunque contrasti complementari, un verde che si scontra con un rosso, un giallo che contrasta con un violetto, un blu intenso che infiamma un arancione. A questo si aggiungono i passaggi estremi di chiaro in scuro, di nero in bianco. Non si può fare di più con il colore. Non meno impetuoso della forza del colore è il modo con il quale Fisco pone la sua pennellata. Un modo più propriamente tipico per il nord. In una parola: espressionismo. E' dunque il sentimento che guida il pennello di Fisco, non tanto il calcolo, la riflessione oppure l'anelito alla misura e all'armonia classica.

Nei suoi lavori del 1995 egli si avvicina all'espressionismo astratto di un de Kooning. Nelle opere più recenti si fa più oggettivo. La pennellata diventa abbozzata e ruvida; è facile immaginare con quale velocità il colore cada sulla tela e prenda consistenza in luccicanti distese che poca pace con­sentono all'occhio dell'osservatore. Soltanto con i suoi motivi Fisco riconduce nel quadro un senso di pausa e sollievo. E qualche cosa della tradizione classica mediterranea. Soprattutto nei nudi femminili, in cui è assolutamente lecito ravvisare una Venere, una Diana, le Sirene d'Ulisse, Muse e Grazie. Tutte unite da una monumentalità che sembra forzare i limiti del quadro e di una plasticità materiale che evidenzia il piacere del pittore per la forma. Rotondila e curve, energicamente pulsanti sulla superficie del quadro, si tendono e/o si compenetrano con tensione: sederi e seni turgidi come i frutti del sud, le cosce sempre salde e sode, quasi come nelle statue arcaiche della fecondità. Anche nei lavori di ceramica si osservano tracce della tradizione classica: sui vasi e sulle anfore, che Fisco stesso con argilla modella e cuoce, si muovono in danze festose i cortei delle baccanti, mentre minotauri a testa di toro inseguono giovani donne in fuga. Il tutto è rappresentato in una Arcadia che non conosce peccato. Non c'è dubbio: Erossi chiama il dio che spinge Fisco alla creazione.

WALTER SPRINGER, Traduzione: Annunziata De Simone dal catalogo: Sizilien in Tubingen" "Stadtmuseum Tubingen (Germania) 2001